Mi licenzio

Caro CEO,

io mi licenzio.

Ho ponderato a lungo la questione e l’ho analizzata in lungo e in largo.

Lo so che il contratto di lavoro è a tempo indeterminato, ma io non ce la faccio più.

Sebbene questo lavoro mi piaccia da morire, più della mia stessa vita ammettiamolo, e per questo lavoro farei di tutto, così non si può andare avanti.

Passino gli straordinari all’ordine del giorno e la reperibilità notturna, che uno non vorrebbe fare, ma che ci sta. Del resto in caso di emergenza, non puoi mica restare a dormire mentre tutto va a rotoli.

Passino le difficoltà generali intrinseche nel lavoro, il confronto con il collega che svolge il tuo medesimo lavoro, ma spesso su turni diversi, e che ha idee a volte diametralmente opposte.

Ma si sa, la diversità arricchisce e poi ad un buon confronto propositivo io non mi sono mai tirata indietro, sebbene il collega sia testard… ehm determinato quanto me.

Passi la collaborazione con il team di lavoro allargato, che ha metodi di gestione diversi e, sovente, poco polso della situazione.

Passi che a volte ti avvali di consulenti esterni specialisti, il cui costo non è così indifferente, ma deve necessariamente rientrare nel budget, poiché è quello che abbiamo a disposizione nell’anno.

Non vorrei mancare di sottolineare il fatto che alla fine, come team, siamo sempre in prima linea, visto che ci occupiamo di assistenza di primo livello, sempre sottoposti al giudizio altrui, sempre sotto osservazione e valutazione, sia da parte del gruppo di lavoro, sia dei collaboratori esterni con cui necessariamente ci interfacciamo.

E tutto questo io l’ho fatto con gioia ed entusiasmo, sacrificando il mio tempo libero, studiando costantemente da quando ho assunto questo ruolo, sapendo che, per quanto avessi osservato prima, ora, essendo io la responsabile, avrei avuto una pressione diversa, quindi ho dedicato buona parte del mio tempo alla formazione continua per acquisire nuove competenze rilevanti per poter svolgere il mio ruolo nella maniera migliore.

La paga è soddisfacente, quando c’è, ma non è costante e per ottenere un ritorno si sputano lacrime e sangue.

Però… però dopo 7 anni che sono madre devo ammettere di non essere abbastanza.

Di non avere capito abbastanza.

O forse di non avere studiato abbastanza,

O forse non sono in grado di applicarlo in maniera appropriata.

Quale che sia il problema, nonostante tanto tempo dedicato ai miei figli, tempo di qualità, disponibilità, dedizione, abnegazione, i risultati sono oltremodo scadenti.

Ieri sera la maestra d’asilo di Tippete ha detto che è TERRIBILE.

NON ascolta MAI, non si mette in fila, se viene mandato a fare la pipì poi si nasconde e gioca altrove.

Non fa la fila, non si mette le scarpe, non è autonomo in niente.

Non ha voluto fare gli ultimi due lavoretti.

Non è in grado di rispondere ad una domanda in maniera pertinente, non esegue gli “ordini”.

Picchia i bambini. Se fino a un mese e mezzo fa evitava le situazioni difficili, adesso picchia ed è violento.

Urla, è sgarbato, dice le parolacce, è oppositivo in tutto.

A nuoto non segue quello che gli dicono di fare.

E pensare che proprio domenica sera, andando a letto, ero fiera dei risultati ottenuti, visto che per tutta l’ultima settimana non si è mai fatto cacca né pipì addosso.

Vero è che è più oppositivo anche a casa, ma non a questi livelli.

Vero è che, come la Bambi, per un anno e rotti le ha sempre prese e si vede che ha imparato a ridarle.

Vero è che, guarda caso, abbiamo cambiato rimedio omeopatico da poco più di un mese ed è da poco più di un mese che si comporta così, poiché al 24 ottobre, quando c’è stata l’assemblea che avevo parlato con l’altra insegnante, non mi aveva manifestato questi problemi.

E mi viene da dire, facendo della psicologia spicciola, che il fatto che lui abbia “lasciato andare” la cacca equivale a lasciare andare tutto quello che aveva dentro di sé. E se altri hanno avuto l’età oppositiva a due anni e lui l’ha quattro è perché lui è più “indietro” degli altri, su vari piani.

Domani ne parlo con l’omeopata e poi con la psicologa, ma ieri, quando la maestra me l’ha detto, mi è caduto il mondo addosso.

Ma come, passo il tempo a spiegare loro le regole e perché è importante seguirle, sono dolce e disponibile e poi questi sono i risultati?

Fanculo al metodo Montissori e benvenuto il metodo Erode tutta la vita.

Caro CEO, ops Dio, lo so che tu rifiuterai le mie dimissioni dal ruolo di mamma, perché è un lavoro che prevede un contratto a tempo indeterminato, è stato stipulato quando è nata la Bambi e non si potrà mai rescindere.

Però almeno, mandami l’illuminazione su come devo procedere, visto che tutto quello che sto facendo non ha dato risultati eclatanti.

 

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